Affascinanti figure della tradizione popolare siciliana, ormai quasi del tutto scomparse, fino alla prima metà del secolo scorso i cantastorie giravano la Sicilia in lungo e in largo, spostandosi nei luoghi di festa, nelle fiere e nelle piazze, dove maggiore era la concentrazione della gente e maggiore, quindi, la possibilità di guadagno.
Una volta giunti sul posto, con l’aiuto del canto e spesso di un cartellone, in cui erano raffigurate le scene salienti della storia, raccontavano alla gente, con una maestria e una mimica particolari, accompagnati dal suono di uno strumento musicale (una chitarra o una fisarmonica), fatti antichi o attuali, veri o immaginari, miracoli di santi, vite esemplari di devoti, eventi catastrofici. Una delle storie più conosciute è quella della Barunissa di Carini, di cui si pensa ci siano oltre 600 versioni. Veri e propri cronisti popolari, essi stampavano le storie che rappresentavano su dei fogli, che poi vendevano al pubblico che andava ad ascoltarli.I primi cantastorie avevano un repertorio epico cavalleresco, che successivamente lasciarono in eredità ai Cuntastorie ed all’Opera dei Pupi.